“La vespa: un mito tutto italiano”
“Un prodotto interamente italiano come non se ne vedevano da secoli dopo la biga romana”. Così il Times, agli inizi degli anni cinquanta, descrive il nuovo prodotto di punta della scuderia Piaggio: la Vespa.
Nasce tutto nel secondo dopoguerra, quando Enrico Piaggio, figlio di Rinaldo, si ritrova ad occuparsi della ricostruzione dell’industria di famiglia, duramente messa in crisi dagli anni di guerra. Decide, dopo una serie di accurate valutazioni, di puntare soprattutto sul miglioramento della mobilità individuale, volendo creare un prodotto a basso costo e di larga diffusione.
Il nome del veicolo è coniato dallo stesso Enrico Piaggio, che davanti al prototipo MP6, dalla parte centrale molto ampia per accogliere il guidatore, e dalla “vita” stretta, esclama: “Sembra una vespa!”. E Vespa fu.
Da quel momento, fino ad arrivare ad oggi, quando si dice Vespa non si intende solo e banalmente un mezzo di locomozione, ma si parla di un vero e proprio universo simbolico.La Vespa ha acquisito le vesti di vero e proprio mito perché è diventata il simbolo di un’epoca, quella del boom economico dell’immediato dopoguerra. E’ diventata lo status symbol di una classe sociale emergente, quella dei giovani, che proprio negli anni sessanta diventano una categoria socio culturale autonoma, verso cui il mercato rivolge prioritariamente il suo interesse.
E’ la generazione italiana descritta da film come “Vacanze Romane” (di W. Wiler), “Poveri ma belli” (di D. Risi), “La Dolce Vita” (di F. Fellini), in cui non a caso tra gli attori principali compare la Vespa.
E’ la generazione della rinascita dopo il grande buio, delle aspettative verso il futuro, di un ottimismo rinnovato e diffuso. E la Vespa, agile e comoda (oltre che bella!), riesce a rappresentare tutto questo. E’ forse proprio questa la ragione della sua intramontabile celebrità, che la rende oggetto quasi immune al passaggio del tempo.
Nonostante i vari re-styling, la Vespa rimane Vespa nell’anima. Rimane un modo di comunicare, di rappresentare un certo stile di vita e una coerenza verso determinati valori. Senza rinunciare a rimanere, sempre, sulla cresta dell’onda. Senza rinunciare ad essere liberi.
In una società come la nostra, abituata a continue novità e a repentini cambiamenti, quello della Vespa può quasi essere considerato un miracolo. Un miracolo che solo le merci di culto sono capaci di realizzare. Rimanere di moda per una generazione di giovani, quella del duemila, così complessamente diversa da quella che ha reso questo motociclo famoso, quella degli anni cinquanta, vuol dire innanzitutto essere una merce (ma non solo) di qualità. Vuol dire saper soddisfare, a distanza di mezzo secolo, ancora le esigenze di tutti. Da Gregory Peck a Silvio Muccino. Tutti i belli sono più belli in Vespa.
Alla luce dei fatti non sembra quindi tanto strano che oggi, chi ha la fortuna di avere in famiglia un genitore o un parente che la Vespa ce l’aveva e se l’è tenuta, corra ad accomodarla, a restaurarla. A dipingerla, a farla tornare viva. Su una Vespa non importa essere veloci. Importa guardarsi intorno e farsi guardare. Importa sentirsi fieri di avere “quella originale”, anche se poi si compra il nuovo modello uscito due mesi fa. Importa sentire quella nostalgia dei tempi che non abbiamo vissuto, ma che sembrano più vicini se si guida una Vespa.
Anche Roma sembra nuova. Basta immaginare di essere uno qualsiasi di quei “pischelli” che facevano diciott’anni nel 1964, e immaginare di arrivare direttamente sotto Trinità de’ Monti, a piazza Maria Intrastevere, vicino le mura di San Lorenzo. Respirare il vecchio romanesco, rimanere senza targa, non preoccuparsi dei Pizzardoni che ci fanno le multe. Poi il peso sulla testa ci ricorda che lì sopra abbiamo un casco, e che è obbligatorio. Ci ricordiamo che la miscela, se miscela fosse, ormai ce la dobbiamo fare noi, perché nei benzinai trovi solo la verde. Ti svegli e capisci che per andare rilassati devi stare ben accostato sulla destra, perché a sinistra sfrecciano tutti scooteroni molto più grandi di noi. Ci ricordiamo che per arrivare nel centro storico, o siamo residenti lì, oppure diventa un’impresa. Ci ricordiamo che tutto è cambiato, e che questo è il nostro tempo. Ma quell’aria la riesci a respirare perché da sola la Vespa arriva a farti sognare.
Come dire che è lei che è da sé sufficiente.
Come dire che passano gli anni ma la Vespa è sempre protagonista. Come ieri, più di ieri.
Fonte immagine: bmw-ok.com
COMMENTI:
Alfio says:
Grandi!!!!
La mia fantastica Vespa è arancione e ho già fatto l’iscrizione per iscriverla nelle moto d’epoca!! Non la cambierei per nessuno scooterone!!
Marzo 30th, 2007 at 11:36
Giuseppe says:
Seeeeeee! Magari bastasse solo una vespa per sentirsi come nella Dolce Vita! e poi io preferisco quella nuova..altro che!!
Marzo 30th, 2007 at 11:38
Vespa 50 special says:
Ma quale quella nuova??? Io ho la vespa 50 special ed è il mio gioellino non la cambierei per nulla al mondo. E non ha nulla a che vedere con quella nuova!!
Marzo 30th, 2007 at 13:15
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