Un inchino a chi fa cambiare idea agli scettici

…” e ringrazio sempre chi sa piangere di notte alla mia età
e vita mia che mi hai dato tanto,
amore, gioia, dolore, tutto
ma grazie a chi sa sempre perdonare sulla porta alla mia età…”

Stop. Ferma tutto. Una ragazza si sente male, la canzone può aspettare. Verifichiamo che stia bene.
E poi si riprende. Da capo. Dall’inizio. Dalla prima nota.

E’ così che Tiziano Ferro mi ha stupito ieri sera, nella seconda delle sue due serate allo Stadio Olimpico. E non perchè non pensassi che fosse una brava persona, un artista educato e umile, ma perchè vedere la commozione nei suoi occhi e la preoccupazione per una ragazza svenuta (letteralmente!) ai suoi piedi, zittire uno stadio intero che urla il suo nome, non è spettacolo di tutti i giorni.
Mi ritrovo lì da spettatrice curiosa (e chi mi conosce sa che è una notizia degna di nota), sicuramente non da fan sfegatata. Quasi a disagio tra ragazzine urlanti, donne mature a cui Tiziano regala sogni e speranze, e coppie romantiche pronte a rivivere ogni momento della loro storia grazie alle note della canzoni di Ferro. Eppure il carismatico Tiziano colpisce anche me.
Al di là delle canzoni, che comunque conosco a menadito non foss’altro per le migliaia di volte che le hanno passate alla radio, mi stupisce lo spettacolo.

Lenzuola bianche prima issate in alto che poi si aggrovigliano come fazzoletti, ballerini free style che si arrampicano e mettono in mostra le loro arti, un palco colmo di sali e scendi che permettono a lui, Tiziano Ferro, la star, di sorgere e calarsi da ogni angolo. E di regale uno spettacolo totale.
La scaletta accontenta tutti. Dal primissimo successo (”Perdono”) alle (già) hit dell’ultimo album (divertente la resa de “La traversata dell’estate”), da “Sere Nere”, “Rosso relativo”, “Ti scatterò una foto”, “E fuori è buio”. Fino alle canzoni del “Ferro autore”: spunta sul palco Fiorella Mannoia, che duetta con Tiziano ne “Il re di chi ama troppo”, lui canta da solo la canzone che ha regalato il successo a Giusy Ferreri, “Non ti scordar mai di me”, fino a quando dagli schermi sul retro appare “il faccione” di Battiato, che ha donato qualità a un altro dei singoli presenti dell’ultimo cd di Ferro, “Il tempo stesso”.

Tutti a rincorrersi per rendere omaggio a un pregievole autore, una persona appassionata, che ama il proprio lavoro e adora far innamorare, che racconta i dolori di tutti, e che nell’ultimo album mette in gioco soprattutto se stesso.
Non lo saprà mai, ma il mio applauso, ieri sera, era forse il più sincero di tutti, perchè partiva dallo scetticismo di chi fino a poco fa affermava “Ma che te senti? Tiziano Ferro??”. E ieri invece era sugli spalti ad applaudire un grande artista, anche se lontano dal proprio stile.
Una perla su tutte: “La società dei magnaccioni” che regala a uno Stadio Olimpico gremito di romani.
“Il regalo suo più grande”.

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