Prima di tutto: il tempo
Mi sembra onesto dare spazio nel mio primo, e sicuramente anche in qualche altro, post a quello che ritengo sia uno dei principali argomenti principali di conversazione a Bruxelles: il tempo. Sicuramente del meteo e delle sue stranezze non se ne parla solo a Bruxelles, è forse una delle fonti di conversazione più usate in tutto il mondo, soprattutto quando gli argomenti scarseggiano, ma qui assume un significato particolare dato dalla particolarità delle condizioni meteorologiche.
Il Belgio è essenzialmente un Paese piatto, fatta eccezione per le Ardenne che si trovano nel sud, non ha quindi nessun tipo di protezione naturale da nubi e perturbazioni che arrivano da nord. Questo non significa che faccia particolarmente freddo (a quanto ne so anche il Belgio subisce gli effetti del riscaldamento globale e negli anni addietro le temperature erano sensibilmente più basse) ma il tempo è particolarmente variabile.
Faccio un esempio: nel corso del mio primo anno qua, credo fosse febbraio, una mattina mi sveglio guardo fuori e…neve! Che bello ho pensato, per me che vengo da Roma, dove non nevica seriamente dall’86, questa città mi regalerà delle belle e sane nevicate e tanto divertimento connesso. Neanche per idea. Dopo poche ore è venuto fuori il sole e a metà del pomeriggio la pioggia stava cancellando tutti i miei progetti di fantastici pupazzi di neve sul terrazzo di casa. Nel corso delle 8 classiche ore lavorative dalla finestra del proprio ufficio si assiste inermi al mutare continuo del tempo, dal sole al temporale, dalla neve al sole e tutte le altre possibili combinazioni. Andando su un qualunque sito meteorologico e selezionando Bruxelles il più delle volte si trovano tutti i possibili simboletti nella stessa giornata. Ognuno si attrezza per sopravvivere a questa incertezza quotidiana come meglio può: c’è per esempio chi ha l’ombrello sempre in borsa, soprattutto quando si è appena arrivati, ma dopo poco tempo, al terzo ombrellino rotto dal vento spesso e volentieri ci si rinuncia e la maggior parte delle persone camminano sotto la pioggia senza ombrello. Durante le visite, al dir vero rare, di amici e parenti mi è capitato più volte che mi venisse chiesto perché tutta questa gente che va in giro senza ombrello, e dopo una breve spiegazione arrivo quasi sempre a definire il sentimento che guida questa scelta come rassegnazione. L’alternativa al nulla sono gli ombrelli grandi spesso e volentieri forniti come gadget dalle varie Istituzioni europee e dai partititi del Parlamento europeo e si vedono quindi persone zompettare fiere sotto i simboli del PSE, del PPE, delle varie Dg della Commissione o dei Comitati.
Io personalmente, abbandonati vari ombrellini nei cestini della città e trovando un po’ ingombrati, sebbene robusti, quelli sponsorizzati ho optato per la scelta della giacca con cappuccio, nulla di ingombrate in mano, nessun rischio di imprecazione verso produttori cinesi, i capelli asciutti e la consapevolezza di essere entrata almeno in parte in una nuova mentalità.
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