The Clash: Lost in the Supermarket da London Calling (1979)
Per gli amanti delle classifiche, London Calling compare nella lista dei 500 migliori album compilata da Rolling Stone alla posizione numero 8 ed è considerato, sempre da Rolling Stone, come il migliore album degli anni ‘80.
Il terzo disco dei Clash – un azzardato doppio, che sarà seguito da un azzardatissimo triplo, Sandinista, nel 1980 – viene pubblicato nel dicembre 1979. Il 1979 è l’anno in cui Margaret Thatcher diventa per la prima volta Primo Ministro del Regno Unito. Solo una coincidenza? Oppure l’ondata conservatore al Governo ha influenzato in maniera determinante la svolta politica dei Clash?
Prima di allora i quattro londinesi erano “soltanto” un grande gruppo punk della prima ora, oscurati dalla ribellione contro tutto e tutti dei gruppi seguaci dei Sex Pistols. Se avessero continuato a fare musica vantandosi di non saper suonare, secondo l’attitudine tipica del punk, soprattutto quello inglese della prima ondata (1976), si sarebbero guardati ben presto svanire nel gran calderone del clichè senza compromessi proprio delle sottoculture: sono coerente, e va bene, ma non farò mai veramente arte, e dopotutto, non è che m’importi poi tanto. Se poi l’eroina è dietro l’angolo, beh, that’ s the story e God bless the punks!
I Clash, già aggrediti dal virus della ripetizione da secondo disco, con London Calling cambiano completamente direzione e scelgono di farsi trasportare dalle correnti. Il risultato è una sommatoria delle forze perfettamente in equilibrio: manifesti (la celebre copertina, evidente citazione del primo disco di Elvis, in cui l’immagine di Paul Simonon che distrugge il suo basso simboleggia la morte del rock e il ritorno alle radici; la maestosa title-track), aperture funk (Jimmy Jazz, The Four Horsemen, The Right Profile, dedicata a Montgomery Clift), reggae a gò gò (Rudie can’t fail, Revolution Rock, Wrong’em Boyo, la superba The Guns of Brixton, cronaca di una rivolta nel quartiere giamicano di Londra), il pop (I’m not Down, Train in Vain), la politica (l’epica Spanish Bombs, Hateful, Clampdown, Koka Kola).
Ma è Lost in the Supermarket , grazie alla sua geniale ironia pop, a non rassegnarsi alle statistiche e a prenotarsi per l’isola deserta. In questa canzone, cantata da Mick Jones (*), ci sono tutti gli ingredienti del genio dei Clash: il racconto della povera giornata di un middle class man ormai quasi proletario, disilluso dalla vita, sfiancato dalla bottiglia, umiliato dalle file per il sussidio, alla ricerca della propria sicurezza.
Perché, per i Clash, al tempo della Thatcher, la personalità è in vendita in offerta speciale nei supermercati.
(*) Chitarrista e seconda voce dei Clash.
NB: Certi che Joe Strummer non se la prenderà se, dopo profondo turbamento, la scelta è caduta su questa canzone, ma, lì dove sta, ci sorriderà sopra e si farà una fumata…R.I.P.
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